Tutti Hanno Cervello * THC *

Thursday, May 24, 2007

Convegno su MASS MEDIA e ABUSI ALL'INFANZIA

In questo incontro si cercherà in particolare di evidenziare una premessa
concettuale importante: la violenza sessuale all’infanzia è anche e
soprattutto la conseguenza di una grave deficit di comunicazione all’interno
della comunità sociale. La violenza tende a perpetuarsi perché non c’è
comunicazione autentica ed efficace.
Il mancato approfondimento della violenza all’infanzia è innanzitutto farina
del sacco del perverso, ma tuttavia trova indubbiamente larghi consensi
nella comunità sociale e nella sua rappresentazione mediatica. Perchè la
negazione della violenza e del dolore risultano così estesi e radicati?
Innanzitutto perché la perversione non è certo nella nostra cultura un
fenomeno estraneo ai nostri rapporti sociali, soprattutto se intendiamo la
perversione al di là della sua manifestazione in ambito sessuale, come
tendenza mentale a trasformare l’altro in cosa, ad usare il soggetto più
debole, in particolare i bambini, per esportare e proiettare su questi
ultimi gli aspetti più difficili da tollerare in sé, per affermare i propri
bisogni e i propri interessi di dominio, dimenticando o cancellando lo stato
di soggetto-persona che esprime l’altro. A partire dalle programmazioni
televisive, sempre più attente all’audience che non tengono minimamente
conto dei codici di autoregolamentazione sottoscritti o del target di
riferimento in orari in cui ci sono anche dei teleutenti molto piccoli, alle
pubblicità che sempre più spesso mercificano e banalizzano i bambini, il
sesso, l’affettività, per arrivare alla radio la carta stampata che
divulgano notizie mirate ad evidenziare il gossip del momento o sommari
resoconti scandalistici che non apportano significativi contributi ad una
crescita culturale sui diritti dei bambini.
L’informazione sulla violenza all’infanzia tende da una parte a
scandalizzarci con lo scoop di turno, con particolari magari raccapriccianti
e voyeuristici e dall’altra a rasserenarci facendo intendere che, per quanto
riguarda la violenza all’infanzia in fin dei conti non esiste un reale
allarme sociale. La negazione culturale e mediatica della violenza e della
sofferenza che da essa deriva è l’espressione del bisogno di larga parte
della comunità adulta silenziosa che vuole il silenzio. Silenzio quindi
attorno alla diffusione e all’intensità del maltrattamento e della
strumentalizzazione che si consuma nella nostra società a danno dei soggetti
più indifesi, soprattutto i bambini più soli e meno garantiti socialmente.
Questa maggioranza silenziosa non volendo coinvolgersi emotivamente in modo
eccessivo, al di là di momenti di attenzione sensazionalistica ai drammi e
ai problemi sociali rifiuta l’approfondimento ed è ben disposta ad
accogliere questo tipo di comunicazione che viene ad annunciare che la
violenza a ben vedere non è poi così grave, che la sofferenza dei bambini è
quasi sempre frutto di un’invenzione, che se non abitiamo nella comunità
adulta migliore tra quelle possibili comunque poco ci manca.
Ecco quindi che anche recenti interventi specifici dei media, di autori e
conduttori televisivi, giornalisti, sulla tematica della violenza sessuale
sui minori hanno scelto in qualche modo di schierarsi con maggiore o minore
convinzione con la scelta di enfatizzare il cosiddetto fenomeno dei falsi
positivi e i casi di presunte false accuse ai danni di presunti innocenti.
La teoria che è stata difesa è la seguente: “L’abuso sessuale all’infanzia
non esiste (come fenomeno socialmente rilevante) e, anche se esiste in casi
particolari, non può essere dimostrato correttamente dalle procedure
psicologiche e giudiziarie, che rischiano invece di accusare continuamente
cittadini innocenti”.
Molti lettori e telespettatori possono restare colpiti e influenzati da
questo discorso, perché loro stessi sono portatori di un altro particolare
messaggio che può spingere ad aderire alla suddetta teoria: “Allontanate da
noi il calice amaro della consapevolezza di una strumentalizzazione diffusa
dei bisogni, dei sentimenti e della sessualità dei bambini. E’ una
consapevolezza troppo inquietante che imporrebbe una responsabilità troppo
gravosa...”. Ma quale esempio, quale testimonianza, quale contributo
possiamo dare con questo tipo di comunicazione? Ed allora qual è
l’alternativa a questa informazione edulcorata, contraddittoria e capziosa?
Non esistono alternative allo sviluppo della consapevolezza. Consapevolezza
che si può acquisire solo attraverso un’informazione corretta, seria e
competente, veicolata anche dai massmedia che si impegnino doverosamente a
veicolare contenuti formativi ed educativi sulla violenza all’infanzia.
La prevenzione della violenza all’infanzia passa attraverso il contrasto
della cultura dell’insensibilità e dell’indifferenza che rischiano di
saldarsi alla cultura del diniego. Non possiamo ignorare la persistente
illusione di cancellare, negare, rimuovere l’abuso sui minori, che ciò
nonostante continua ad essere lentamente in via di emersione. Per occultare
la verità della violenza sembra che venga praticata da alcuni anni una nuova
strada: trasformare la parola dei bambini vittime di violenza in una
campagna propagandistica al servizio della difesa ideologica degli imputati
di reati sessuali da effettuarsi in sedi extraprocessuali, in sentenze di
piazza sommarie a furor di popolo enfatizzate dai massmedia al di fuori di
qualsiasi seria ricostruzione clinica o giudiziaria delle singole vicende.
Sabato 26 maggio gli esperti ed i convenuti offriranno il loro contributo,
di esperienze, testimonianze e competenze esponendo una realtà, la violenza
all’infanzia, drammaticamente concreta con l’intento di formulare innovative
proposte culturali e strategie di prevenzione.

S.O.S. INFANZIA ONLUS VICENZA
Il presidente
Graziano Guerra

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